A vincere la quinta edizione del Festival di Roma sono l'Italia con Toni Servillo e tanti film sulla malattia e il dolore del mondo come 'Kill me please' di Olias Barco, una commedia forse non a caso in bianco e nero, grottesca e scorretta, sul tema dell'eutanasia.
Un festival partito bene paradossalmente con una protesta (quella del movimento 'Tutti a casa' che ha fatto alla fine da volano mediatico alla manifestazione) e che da quest'anno può con orgoglio sostenere che il cinema-cinema si riconosce in Roma.
Tra qualche disguido fisiologico, protesta di troppo (anche quella politica dei MOVIMENTI UNITI contro la CRISI), ingenuità e qualche autentico colpaccio (la presenza di Bruce Springsteen).
La cerimonia di premiazione è finita però in allegria con il transessuale Zazie de Paris, protagonista di 'Kill me please', che ha cantato di fronte alla platea la 'Marsigliese'.
Il regista del film invece ha accolto il premio, il più prestigioso della rassegna, con ironia: "è - ha detto - un film punk ed è stato premiato da una giuria punk. Ringrazio la Detassis, direttore artistico del festival, per essersi presa il rischio di mettere il mio film in concorso".
Susanne Bier, la regista danese di 'Hovnen-In a Better World', si è commossa due volte: quando riceve il Gran premio della Giuria e quando conquista anche quello del pubblico: "Cercherò di non piangere, ma il fatto che il mio film sia piaciuto agli addetti ai lavori e anche al pubblico - ha detto - mi commuove".
Terzo premio per importanza, quello speciale della Giuria, è al film 'Poll' di Chris Kraus, una storia inquietante ai confini tra Germania e Impero russo: "sono davvero felice - ha osservato in un italiano stentato il regista - perché amo molto questo film come la 'Dolce Vita', con la quale ho in comune il fatto che anche il produttore voleva suicidarsi".
Un momento dal sapore politico quando il presidente della Giuria Sergio Castellitto ha consegnato al regista iraniano di 'Dog sweat' Hossein Kushavarz la Targa speciale del Presidente della Repubblica ed ha ricordato all'artista la vicenda di Sakineh: "Spero - ha sottolineato - che si possa salvare anche grazie a questo premio".
Commozione anche alla consegna da parte di Virna Lisi del Premio alla memoria di Suso Cecchi d'Amico ritirato dal figlio Masolino.
Infine Tony Servillo accoglie con grande stile il meritato riconoscimento per il suo ruolo nel film di Claudio Cupellini 'Una vita tranquilla' dove interpreta un ex camorrista fuggito in Germania per rifarsi una nuova vita ma che dovra' fare i conti con un passato che torna nelle sembianze del figlio abbandonato 12 anni prima.
"Non avrei mai immaginato di essere premiato da artisti a cui devo parte della mia formazione e talento. Questo premio - ha detto l'attore - lo dedico al cinema e al teatro italiani, nel valore piu' profondo di impresa ovvero di lavoro, lavoro e avventura".
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